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Repubblica Islamica dell’Iran, la nazione racchiusa tra i confini del proibizionismo e dell’ospitalità.
Dove la religione diventa legge; dove non è legale possedere un cane o la tv satellitare; dove una birra è un miraggio, severamente punibile chi riesce a trasformarlo in realtà.
Dove per le donne, in qualsiasi luogo pubblico, è obbligatorio coprire il capo con un velo. Anche se giocano a tennis.
Occhi e mani, forse anche i pensieri, devono seguire un percorso molto delimitato.
Dove se hai bisogno di un’indicazione, di un passaggio, di una mano, trovi sempre qualcuno pronto a sorprenderti con la prontezza del suo aiuto.
Dove se entri in una litografia chiedendo un’informazione, ne puoi uscire dopo un paio d’ore e aver pranzato con la famiglia dei titolari, oltre ad un invito all’imminente matrimonio del cugino.
Dove se in una gelateria scambi le poche parole d’inglese che conosce la famiglia che ti siede vicino, puoi rammaricarti di non poter accettare il loro invito a casa, solo perché si sta viaggiando nella direzione opposta.
La mia direzione mi fa attraversare il confine Turco-Iraniano ad Esendere, dove l’aiuto nel portare una valigia troppo pesante mi assicura un comodo passaggio in auto fino ad Urmia, soll’omonimo lago.
Una tappa veloce e il giorno dopo prendo la strada per Tehran.Enorme, trafficata, frenetica.
La zona vecchia si spegne presto, alle 9 per strada solo qualche ratto che festeggia tra i rifiuti. La zona più moderna sfoggia luci e insegne, ma i luoghi di aggregazione sono pochi, lontani dagli occhi della massa.
Scendo in direzione sud, Esfahan.Si definisce la “Metà del mondo”, a me basta la rilassatezza che trasmette.
Da Esfahan a Yazd, dal finestrino il paesaggio si fa sempre più desertico; le case sono costruite con argilla e fango, il sole batte forte e tra pochi giorni qui si inizia a dormire sui tetti.Sotto le stelle.
Non posso aspettare questa cartolina e scendo fino a Kerman, alle porte del deserto del Kalut.
Da li gli 850 km che mi dividono da Mashad, mi scorrono sotto il comodissimo sedile reclinabile del miglior bus che finora mi abbia trasportato; e dopo 15 ore mi spiace quasi scenderne.
Mashad è la città culto dell’Iran, meta religiosa Islamica seconda per importanza solo alla Mecca. Anche qui come nelle nostre mete Cattoliche, la religione alimenta l’economia turistica e rappresenta una meta obbligata sia per i fedeli in pellegrinaggio e in attesa del dodicesimo e ultimo Imam, sia per chi come me deve ritirare il visto di transito per il Turkmenistan. La Via della Seta..
19.05.12 | Nessun commento
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