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Dromedary

Western Sahara

Rabat

Walls

Datteri

Discesa Sahariana

Qualche dollaro mi aiuta a oliare il passaggio dallo sbarco dalla S.Caterina, il controllo immigrazione e soprattutto i 40 km che dal nuovo porto mi dividono da Tangeri; rimando la visita della città a quando risalirò e inizio la discesa che mi porterà al di la del Sahara.

In una nottata di bus raggiungo Rabat dove ottenere il visto di doppio ingresso all’ambasciata Mauritana, si mostra molto più rapido del previsto; gli errori di scrittura del mio cognome e il numero di entrate che devono correggermi sono invece i primi segnali dell’approssimazione che troverò a quelle latitudini.

Rabat mi da subito l’impressione che non riscuota tutto l’interesse turistico che meriterebbe, pochi i visitatori stranieri tra le vie della Medina e tra le spiagge vicine, dove nei week end di questa stagione le famiglie marocchine si contendono lo spazio di tendaggi, capanne improvvisate e scorte di cibo fino al tramonto, in fuga da sole e caldo. Strettissimi i passaggi per raggiungere il mare.

Bancarelle di datteri, olio d’Argan, spremute d’arancio, acrobati, scimmie ammaestrate, incantatori di serpenti, tatuatrici all’hennè, suonatori di tamburi e chitarre, dentisti ambulanti, un tourbillon di suoni e movimenti che stordisce i sensi: è Jeema el Fna l’enorme piazza anima di Marrakesh.

Vi arrivo in treno da Rabat, trascorro qualche giorno tra gli antipodi, da una parte gli stressanti approcci dei venditori di strada e dall’altra la tranquillità all’interno della Medina, dove il silenzio è rotto solo dalle preghiere dei muezzin che riecheggiano sui tetti.

Riprendo la strada costiera; mi godo l’inerzia ad Essaouira; preferisco la calma di Taghazout alla modernità di Agadir dove aspettare un paio di giorni il primo posto disponibile su un bus che attraverso il Sahara occidentale mi porterà a Dakhla.

Nelle 20 ore del tragitto, è una delle poche città che sbuca dal nulla del deserto; frequenti invece i check point della polizia: il territorio è sotto l’egemonia marocchina, ma chi ci abita è più propenso a vederlo come Repubblica Democratica Araba del Sahara.

Qui finiscono i mezzi pubblici in direzione sud, per proseguire verso la Mauritania concordo il mio posto a bordo di una vecchia Renault 21, adattata a 7 posti con l’aggiunta di un sedile; il contachilometri ne segnala 495.000, lo prendo come attestato di affidabilità per superare gli 800 di solo deserto che mi separano da Nouakchott.

Il paesaggio dal finestrino è ripetitivo: sabbia, rocce, qualche dromedario che pascola.

Nella terra di nessuno tra la dogana marocchina e quella mauritana, la variazione al tema con carcasse di auto e tv spolpate di qualsiasi pezzo utile, sembra il presagio della desolazione che troverò in questo paese.

Dopo le 3 ore di passaggio doganale e un altro centinaio di chilometri giungo al primo blocco stradale per inondazione, che tra tutte le problematiche immaginabili legate ad uno spostamento non pensavo proprio possibile in un deserto. Nottata all’aperto nel mezzo di niente, con la speranza di partenza all’alba.

L’indomani l’impressione è che non si muova nulla, concordo di proseguire a bordo di un camion che riesce a superare il guado, ma non quello successivo.

In colonna ci sono già un centinaio di mezzi tra vetture e camion, bloccate da quasi due giorni e non si vede un minimo segnale d’organizzazione. Ho finito cibo e acqua, prima del tramonto mi carico lo zaino e guado a piedi; dall’altra parte ho la fortuna di trovare spazio su una Renault 19 che sta invertendo la direzione per tornare indietro. E’ adattata a 7 posti, ma con poco denaro sono il benvenuto come nono passeggero; ci disponiamo con il modulo 3-4-2 e in poche ore sono all’Auberge Sahara di Nouakchott.

Strade allagate, fogne a cielo aperto, famiglie raccolte sotto un telo e quattro pali, caldo soffocante, nugoli di mosche che poi di notte passano il turno a zanzare e moscerini; nei tre giorni in città non trovo niente che somigli ad un’attrazione turistica.

Sono a sole 3 ore dal confine senegalese e per di più già a bordo della macchina che mi ci porterà appena sarà completa di passeggeri, quando forse la mia bussola ha un mal funzionamento: rotta verso nord, riattraversare il Sahara e direzione Marocco.

30.09.13 | 5.966 Commenti