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L’ultimo bus

Il Barcellona-Milano è l’ultimo spostamento.

Quello che ritardo il più possibile.

Quello che mi fa chiudere il cerchio e mi porta alla fine del viaggio, a Dervio, dove 563 giorni fa iniziavo a marcare la mia traccia tra i 5 continenti.

Un percorso di 60.000 Km su strade e altri 30.000 per mari e oceani; più di 150 gli ostelli oltre a qualche alloggio di fortuna, altrettanti bus-auto-treni e navi; senza numero i saluti, gli incontri, i sorrisi della gente.

Inizio lasciandomi alle spalle il Lago di Como, attraverso l’Adriatico fino a seguire il Danubio e arrivo allo stretto del Bosforo, proseguo in Cappadocia oltrepasso le montagne del Tauro e discendo lungo altopiani, piane aride e città oasi arrivando al Deserto del Kalut. Da qui la strada mi fa salire in Asia Centrale, dalle steppe alla catena dello Tien Shan e all’Altopiano del Pamir; l’Irkesthan Pass mi apre le porte cinesi facendomi proseguire fino al Deserto del Taklamakan, qui abbandono la Via della Seta inverto la rotta e scendo a Sud. Tra polvere e cime innevate costeggio le catene dell’Himalaya, del Karakorum e dell’Hindukush fino alla piana soffocante del Punjab da dove mi dirigo ad Est seguendo il corso del Gange. Risalgo fino ai piedi dell’Himalaya, l’Altopiano Tibetano a poca distanza, il permesso per oltrepassarlo, lontanissimo.

Devo tornare sui miei passi, riprendo la Via della Seta nel punto in cui l’avevo lasciata e dal Deserto dei Gobi discendo fino alle rive del Mekong. La strada mi porta alla penisola indocinese, tocco le coste del Mare Andemano e giungo fino allo stretto di Malaka.

Per proseguire fino all’Oceania risalgo fino al Golfo di Thailandia e mi imbarco verso il Borneo, oltrepasso l’Equatore e con rotta verso Sud, attraverso i mari di Banda e di Timor fino a sbarcare sulla costa settentrionale australiana. Discendo lungo tutto l’outback fino a ritrovarmi davanti l’Oceano Indiano.

La nuova rotta mi fa superare lo stretto di Tasmania e inizio il lunghissimo mese di navigazione attraverso l’Oceano Pacifico.

Il canale di Panama è la mia porta d’accesso al Sud America, sbarco nel mare dei Caraibi e seguo la strada Panamericana in un continuo saliscendi attraverso le Ande, dalla via Cafetera ai deserti di Sechura e Paracas, dal Titicaca al freddo altopiano Boliviano, dal Salar de Uyuni alle distese pianeggianti del Pantanal fino a raggiungere la costa Atlantica.

Altro mare altra nave altro continente, ma questa traversata è breve e in una decina di giorni sbarco sulla costa marocchina, scendo oltre la catena dell’Atlante, attraverso il Sahara lungo la via costiera fino al confine Senegalese da dove inizio la risalita.

Un paio di settimane e ho davanti agli occhi il Mediterraneo e lo stretto di Gibilterra mi riporta in Europa; poi l’Andalusia, i Pirenei e la Costa Azzurra.

Intravedo l’arrivo: Lago di Como, Dervio, sono a casa.

 

 

29.10.13 | 5.455 Commenti


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